DIMISSIONI? PREGO, SI ACCOMODINO FUORI. L'USCITA LA CONOSCONO!
In Italia circola a piede libero un delinquente abituale che è
solito farsi le leggi per se stesso - degli italiani non gliene può fregar di
meno, l'importante per lui è non andare in galera a scontare una minima parte
della pena che meriterebbe per tutti i reati da lui commessi (se fosse
condannato per tutti i danni procurati agli italiani, non basterebbero cinque
ergastoli) - e, nonostante questo, ha già collezionato otto condanne, di cui
due a più di tre anni con interdizione dai pubblici uffici.
Se l'Italia fosse un Paese civile, questa pena accessoria lo farebbe
automaticamente decadere dalla sua carica di Senatore della Repubblica,
rendendolo un comune cittadino da arrestare immediatamente per fargli scontare
- in galera, non dove decide lui - il residuo di pena: cinque anni in cella, al
netto dei tre coperti dall'indulto.
Ma questo non è un Paese normale, ed allora accade che il personaggio in
questione possa dichiarare di sentirsi "perseguitato" dalla Giustizia
borghese, e trovi un'orda di servi sciocchi che lo spalleggiano, minacciando le
dimissioni in massa dal Parlamento perché al loro signore non è stato
riconosciuto il legittimo impedimento in occasione di un Consiglio dei Ministri
spostato 'casualmente', all'ultimo momento, per evitare di dover comparire in
aula nel corso di un'udienza del processo riguardante i diritti della sua azienda
televisiva.
Ritengo che sarebbe giusto che l'orda di tirapiedi di questo 'signore' dia
seguito alla minaccia ventilata: trovo anche che sarebbe un atto profondamente
democratico se il Parlamento le accettasse seduta stante, provvedendo
all'immediata sostituzione degli auto-esclusi con aspiranti parlamentari delle
altre forze politiche non eletti per causa loro.
Genova, 20 giugno 2013
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Genova
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